Qualcosa di vicino al sole

Fano, 7/2/14, ore 12,00

Oggi sento infine che qualcosa sta cambiando. Proprio oggi, mattina d'inverno e di sole. Lei, con la sua forza e la sua determinazione, sa donarmi una gioia immensa, ogni giorno: qualcosa di vicino al sole. Gli anni corrono giù rotolandosi e solo in alcune parole lette o scritte o vissute, possono avere un loro peso; e, di questo, proprio oggi sembra davvero possibile stimare la consistenza.

Sebbene sia cieco, li guardo


"li sento dire e parlare tutti insieme e suggerirsi le parole a vicenda e parlare sottovoce e ad alta voce e a voce bassa e senza alzare la voce, e dire quello che hanno da dire, e li sento contestare una cosa e confessare l'altra e contraddirsi l'un l'altro e recitarsi l'un l'altro le contraddizioni, e li sento parlare e dire quello che hanno da dire, finché arriva il momento in cui me ne sto lì e posso starci e restarci e li guardo. Sebbene sia cieco, li guardo."

(da Peter Handke - I calabroni)

L'età brillante


Quaggiù si continua a tinteggiare il deterioramento. E' il camerino di un negozio di vestiti a buon mercato; c'è anche quell'odore sgradevole di corpi; di presenze corporee, di sparizioni.
Mascherarsi continuamente per non farsi trovare dalla morte: questa è l'età della mimetizzazione, di un brillio che tenta di abbagliare la fine.

Una lunga consuetudine laterale

"Perché fu il guasto la mia vera guida, lo psicopompo, la voce fuori campo. (Con i miei disturbi intrattengo lo stesso rapporto che un pittore della domenica ha con l'arte: niente di serio, ma una lunga consuetudine laterale, e un leggero talento) (Da Nel condominio di carne di Valerio Magrelli - Einaudi 2003)

Stella

"Stella su stella fino alla stella del mattino
illumina questa nudità che parla"
(Cosimo Ortesta)





Stella ha una sezione a sé, l'ultima in Serraglio Primaverile di Cosimo Ortesta. Il "sanguinoso epistolario" profondamente intimo. Pensavi fosse così, invece è così. Ti credevi. Poesia come Redenzione. Rivelazione e speranza. Ora che leggi, sai. Ora che sai, sei capace di chiederti dentro, nel tuo interno. Di lavorarti dentro. Profondamente, è verso "evangelico".

Lo spavento di trovarsi ancora vivi



"Quello che dici è vivo" (Laura Pugno - Il colore oro)


Su La donna mancina di Peter Handke.
Centrale è lo spavento.

"Lo spavento è suscitato dalle misteriose quotidiane combinazioni dell'arcinoto con l'ignoto, sulle quali non si può influire." (Anna Maria Carpi)

Lo spavento per ciò che non è ancora avvenuto. Ciò che non si compie in via definitiva. Fatale. Lo spavento di trovarsi ancora vivi, in una vita che scorre malgrado tutto. 

Spaventarsi (Erschrecken) mentre si esiste in disparte, nell'attesa che tutto torni come prima:

"Era notte e, supina nel letto, la donna a un certo punto spalancò gli occhi. Nessun suono s'udiva fuorché il suo respiro contro la coperta e come un'eco delle pulsazioni del cuore. Corse alla finestra e l'aprì; ma al silenzio subentrò solo un lieve sussurro. Andò nella camera del bambino, con la propria coperta sotto il braccio, e si stese sul pavimento accanto al letto di lui." (La Donna Mancina, Garzanti - tr. Anna Maria Carpi)

Il corpo che non c'era. Una riflessione.


Ancora su Body art di Don DeLillo (The Body Artist, 2001), dove la solitudine incontra l'assenza. Questo incontro si rivela in realtà una rifrazione verso ciò che invece è presenza: la velocità di propagazione della vita cambia. Attraverso la traccia liquida, ectoplasmatica del tempo (o per meglio dire, della persistenza del tempo) si è consumati da una "impressione" post mortem; allora ogni decelerazione narrativa ha la consistenza di un respiro nel corpo che dice, che imita, che solo rimanda alla vita.

La strana realtà limitata della carta e dell'inchiostro



"Il giornale della domenica è composto da varie parti e bisogna separarle e sceglierne una, e ci sono infinite identiche righe stampate e persone che vivono dentro le parole, e la strana realtà limitata della carta e dell'inchiostro si diffonde nella casa per una settimana, e quando guardi una pagina e distingui una riga dall'altra, quella realtà comincia ad avvolgerti, e ci sono persone che vengono torturate all'altra estremità della terra, persone che parlano un'altra lingua, e intrattieni con loro conversazioni più o meno incontrollate fino a quando non ti rendi conto di farlo e allora smetti, e vedi quello che hai davanti in quel momento, tipo un bicchiere semipieno di succo d'arancia nella mano di tuo marito."

(Don DeLillo, Body Art, Einaudi, tr. Marisa Caramella)

Dorsale




È un corpo che parla. Tutto un corpo.

Verbo e frattura. Faglia. Frattura e pienezza. Frattura è pienezza. Di vuoto. Segmento che ha due vite come estremi. Estremità di un taglio profondo e feroce. Esso come porzione di vita. (Perché la vita è nel segmento e nelle sue estremità). Vita che attraversa i campi, le case e i volti. E tu, piccola. Sempre di più. Piccola.

Tutto il dolore di questa ferita aperta. Svanirsi di petto il male è rivederci. Prendere con gli occhi tutto ciò che si può perché la frattura crea voragini che sembrano incolmabili, piene di vuoti, di silenzi e i loro massimi volumi. Allora bisogna prendere il più possibile. Prendere tutto ciò che si può. Spogliarci di tutto, spoglie d’istante.

Il sasso che mai tocca il fondo. Il sasso nel sangue. Distrofia della gioia e poi treni che tagliano via precisi, che si allungano emostatici in attesa di contrarsi ancora. Ancora una volta. Per svanirsi di petto il male. Fermare tutta questa emorragia di vuoto, di silenzio.

Tutto il peso dei treni. Il piombo corporale. Allungati e distanti come pareti opposte. Che alle spalle non lasciano intravedere nulla. Tutto è chiuso. Tra loro, un pavimento senza mobilia né orme, mai calpestato. Un pavimento vuoto. Ceramiche linde. Il sangue sulle ceramiche linde è tempo raffermo.

La distanza è una condizione.

Tutto è un viaggio per ridurre la distanza.


XVIII

Stava ieri
un ricordo placentale.
Ieri, le tue mani sparse

polvere di spalle
tornerai, è senso per me
del piombo.






Maurizio Landini, Dorsale, Marco Saya Edizioni, Milano 2013


Leggere: l'ombra



"La guerra è diventata lontana come l'età dei ragazzi, come la guerra, il tempo passato in guerra. Non si sa più dov'è la guerra. A volte si arriva perfino a non sapere più se ci sono ancora guerre, oggi o ieri.
Non si sa più niente, quasi, a forza di sapere Tutto. Tutto come si crede di sapere. Quel che si dice un avanzato stato di disperazione."

(Marguerite Duras - Il mare scritto

Stabilità

"E io diventerò ministro di stato, e sarà promulgato un decreto, per cui coloro che si procurano dei calli alle mani vengono dichiarati interdetti; chi lavora fino al punto di ammalarsi viene perseguito penalmente; chiunque si vanti di mangiare il proprio pane nel sudore della sua fronte viene dichiarato folle e pericoloso per l'umana convivenza;"

(Georg Büchner Leonce und Lena)

Europa 2013

"Tutti noi alla fine della guerra avevamo pensato di essercela cavata e ci sentivamo al sicuro; nel quarantacinque, il fatto di essere sopravvissuti ci aveva reso in cuor nostro felici, a parte le atrocità, che però non erano minimamente paragonabili ad altre ancora più grandi, enormi atrocità, ne avevamo passate tante, eppure non avevamo subìto la miseria più nera, ci era toccato sopportare molte cose, ma non l'insopportabile vero e proprio, avevamo dovuto incassare molto, ma non i colpi più terribili, e adesso che la guerra era finita da un paio d'anni, non ce l'eravamo cavata affatto, adesso i colpi arrivavano uno dopo l'altro, adesso ci avevano beccato, come se di punto in bianco si fosse giunti alla resa dei conti. Neanche noi avevamo il diritto di sopravvivere!"

(Thomas Bernhard - Il freddo - adelphi) 

In una certa pace

12 agosto

Ho come l'impressione di parlarmi continuamente di aria mattutina e di serenità a colazione. Il fatto è che cerco gli anni-fa quasi provenissero dalle finestre aperte. "Chi cammina sulla testa, Signore e Signori, -costui ha il cielo come abisso sotto di sé". Indugio sui caffè. La sala da pranzo è comoda per pensare a colazione, almeno quanto lo è per leggere e studiare.
In una certa pace.

Per Walter Gross

10 agosto.



Questa visione dall’interno, da un interno di città, da una sua porzione, nella porzione quotidiana di chi guarda e continua a guardare, uguale a sempre; una parte notturna ma pomeridiana in un’ora che è sempre di punta.
Chi guarda non si fa vedere, non è comunque visto. Chi guarda è parte di una finestra fra tante finestre; di una casa fra tante case. Chi guarda, lo fa da un altro luogo, fuori da quella scena che si incanta.

Guardare la stessa, identica notte-presto è guardarsi. Ritrovarsi nello spazio di una stanza. Ritrovarsi come spazio.