Sei inaccessibile

"Adesso sei l'anonimo padrone del mondo, quello su cui la storia non ha più presa, quello che non sente più la pioggia cadere, che non vede più venire la notte.
Conosci soltanto la tua propria evidenza: quella della tua vita che continua, del tuo respiro, del tuo passo, del tuo invecchiamento. Vedi la gente andare e venire, la folla e le cose farsi e disfarsi. Vedi nella minuscola vetrina d'un merciaio una guida per tende su cui subito si fissa il tuo sguardo: passi oltre: sei inaccessibile"

(da  Un uomo che dorme di Georges Perec - Quodlibet)

Il sogno dell'ibanese medio



I

"il Direttore amoreggia con la segretaria non perché ne provi un bisogno fisico, ma perché gli spetta per il suo grado. E dato che gli spetta, bisogna prendere. Quando il Direttore va a una riunione in alto loco, comincia col rimpinzarsi a crepapelle, a casa sua. Ma se là al buffet danno gratis dei crostini al caviale, egli ne ingollerà immancabilmente una decina. Perché gli spetta. E se ti spetta - mangia!"


II

Che io mi alzi, ch'io vada a letto,
Ch'io sia malato, o che stia benone,
Un sogno solo m'arde dentro il petto,
Un pensiero soltanto a me si pone:
Grande Signore Iddio, dammi potenza!
Fa' ch'io diventi un'eccellenza!
Pigiato nel metrò oppure a piedi,
Ch'io denunci o che menta, lì per lì
Giunto in ufficio, come mi si chiede,
O che mi strugga senza un perché, così,
Mi stringe il petto una sola passione:
Essere a capo di qualche sezione!
Ch'io corra a far la coda alla prim'alba,
Litighi con mia moglie, o dia fuori da matto
Perché i giornali son tutti una balla,
è questa la preghiera ch'io innalzo:
Quante mai cariche, Signore mio!
Che una almeno tocchi a me, o Dio!
Che una volta io possa il buon caviale
dir che ho mangiato e darmene vanto,
e la mia mano con forza brutale
Sopra qualcun far pesare ogni tanto:
Non invan superiore uno diventa:
<< Sei tu o son io a comandar, qui dentro?>>.


(Da Appunti di un guardiano notturno di Aleksandr Zinov'ev - Adelphi 1983)


Da uno a molti


Da quando non ci sei la casa sembra enorme, quasi fossi stato non uno ma molti.
E vuota.
E fredda.
Gli oggetti inanimati fanno del loro meglio per scaldarla: forse non è stato un bene cambiare i mobili della sala; mettere qui i mobili di un'altra casa...
Il fatto che niente odori più, è ciò che più mi impressiona. L'esterno è sempre lo stesso, identico a trent'anni fa. Lo stesso silenzio; oppure sono io che ho smesso di parlare, di pensare rumorosamente, che non è come pensare ad alta voce.

Niente scorre attorno a me: sono io a scorrere attorno alle cose.

Il braccio o la gamba sinistra

"Darei magari il braccio o la gamba sinistra, se con un sacrificio del genere potessi contribuire al ritorno del buon vecchio senso di purezza, dell'antica, benedetta frugalità, se potessi rendere al paese e alla gente quella rispettabilità e quella modestia che, tra il rimpianto di tutti gli intelletti onesti, sono certo andate smarrite."

(Robert Walser - la passeggiata - Adelphi Piccola Biblioteca n. 34)

Malgrado tutto


La mia nazione è povera.

La gente è povera. Di quella povertà che -malgrado tutto- non arricchisce
La mia libreria è povera. Sono spariti i libri ed è pieno di giocattoli, di cose più o meno buone da mangiare.
Quello che vedo (e che sento) è un paese dei balocchi povero. Che sazia e non ti fa più venire fame.

La mia nazione è povera e sazia.
Deve essere brutto per un popolo non avere più fame.  



Sebbene sia cieco, li guardo


"li sento dire e parlare tutti insieme e suggerirsi le parole a vicenda e parlare sottovoce e ad alta voce e a voce bassa e senza alzare la voce, e dire quello che hanno da dire, e li sento contestare una cosa e confessare l'altra e contraddirsi l'un l'altro e recitarsi l'un l'altro le contraddizioni, e li sento parlare e dire quello che hanno da dire, finché arriva il momento in cui me ne sto lì e posso starci e restarci e li guardo. Sebbene sia cieco, li guardo."

(da Peter Handke - I calabroni)

L'età brillante


Quaggiù si continua a tinteggiare il deterioramento. E' il camerino di un negozio di vestiti a buon mercato; c'è anche quell'odore sgradevole di corpi; di presenze corporee, di sparizioni.
Mascherarsi continuamente per non farsi trovare dalla morte: questa è l'età della mimetizzazione, di un brillio che tenta di abbagliare la fine.

Una lunga consuetudine laterale

"Perché fu il guasto la mia vera guida, lo psicopompo, la voce fuori campo. (Con i miei disturbi intrattengo lo stesso rapporto che un pittore della domenica ha con l'arte: niente di serio, ma una lunga consuetudine laterale, e un leggero talento) (Da Nel condominio di carne di Valerio Magrelli - Einaudi 2003)

Stella

"Stella su stella fino alla stella del mattino
illumina questa nudità che parla"
(Cosimo Ortesta)





Stella ha una sezione a sé, l'ultima in Serraglio Primaverile di Cosimo Ortesta. Il "sanguinoso epistolario" profondamente intimo. Pensavi fosse così, invece è così. Ti credevi. Poesia come Redenzione. Rivelazione e speranza. Ora che leggi, sai. Ora che sai, sei capace di chiederti dentro, nel tuo interno. Di lavorarti dentro. Profondamente, è verso "evangelico".

Lo spavento di trovarsi ancora vivi



"Quello che dici è vivo" (Laura Pugno - Il colore oro)


Su La donna mancina di Peter Handke.
Centrale è lo spavento.

"Lo spavento è suscitato dalle misteriose quotidiane combinazioni dell'arcinoto con l'ignoto, sulle quali non si può influire." (Anna Maria Carpi)

Lo spavento per ciò che non è ancora avvenuto. Ciò che non si compie in via definitiva. Fatale. Lo spavento di trovarsi ancora vivi, in una vita che scorre malgrado tutto. 

Spaventarsi (Erschrecken) mentre si esiste in disparte, nell'attesa che tutto torni come prima:

"Era notte e, supina nel letto, la donna a un certo punto spalancò gli occhi. Nessun suono s'udiva fuorché il suo respiro contro la coperta e come un'eco delle pulsazioni del cuore. Corse alla finestra e l'aprì; ma al silenzio subentrò solo un lieve sussurro. Andò nella camera del bambino, con la propria coperta sotto il braccio, e si stese sul pavimento accanto al letto di lui." (La Donna Mancina, Garzanti - tr. Anna Maria Carpi)

Il corpo che non c'era. Una riflessione.


Ancora su Body art di Don DeLillo (The Body Artist, 2001), dove la solitudine incontra l'assenza. Questo incontro si rivela in realtà una rifrazione verso ciò che invece è presenza: la velocità di propagazione della vita cambia. Attraverso la traccia liquida, ectoplasmatica del tempo (o per meglio dire, della persistenza del tempo) si è consumati da una "impressione" post mortem; allora ogni decelerazione narrativa ha la consistenza di un respiro nel corpo che dice, che imita, che solo rimanda alla vita.

La strana realtà limitata della carta e dell'inchiostro



"Il giornale della domenica è composto da varie parti e bisogna separarle e sceglierne una, e ci sono infinite identiche righe stampate e persone che vivono dentro le parole, e la strana realtà limitata della carta e dell'inchiostro si diffonde nella casa per una settimana, e quando guardi una pagina e distingui una riga dall'altra, quella realtà comincia ad avvolgerti, e ci sono persone che vengono torturate all'altra estremità della terra, persone che parlano un'altra lingua, e intrattieni con loro conversazioni più o meno incontrollate fino a quando non ti rendi conto di farlo e allora smetti, e vedi quello che hai davanti in quel momento, tipo un bicchiere semipieno di succo d'arancia nella mano di tuo marito."

(Don DeLillo, Body Art, Einaudi, tr. Marisa Caramella)

Dorsale




È un corpo che parla. Tutto un corpo.

Verbo e frattura. Faglia. Frattura e pienezza. Frattura è pienezza. Di vuoto. Segmento che ha due vite come estremi. Estremità di un taglio profondo e feroce. Esso come porzione di vita. (Perché la vita è nel segmento e nelle sue estremità). Vita che attraversa i campi, le case e i volti. E tu, piccola. Sempre di più. Piccola.

Tutto il dolore di questa ferita aperta. Svanirsi di petto il male è rivederci. Prendere con gli occhi tutto ciò che si può perché la frattura crea voragini che sembrano incolmabili, piene di vuoti, di silenzi e i loro massimi volumi. Allora bisogna prendere il più possibile. Prendere tutto ciò che si può. Spogliarci di tutto, spoglie d’istante.

Il sasso che mai tocca il fondo. Il sasso nel sangue. Distrofia della gioia e poi treni che tagliano via precisi, che si allungano emostatici in attesa di contrarsi ancora. Ancora una volta. Per svanirsi di petto il male. Fermare tutta questa emorragia di vuoto, di silenzio.

Tutto il peso dei treni. Il piombo corporale. Allungati e distanti come pareti opposte. Che alle spalle non lasciano intravedere nulla. Tutto è chiuso. Tra loro, un pavimento senza mobilia né orme, mai calpestato. Un pavimento vuoto. Ceramiche linde. Il sangue sulle ceramiche linde è tempo raffermo.

La distanza è una condizione.

Tutto è un viaggio per ridurre la distanza.


XVIII

Stava ieri
un ricordo placentale.
Ieri, le tue mani sparse

polvere di spalle
tornerai, è senso per me
del piombo.






Maurizio Landini, Dorsale, Marco Saya Edizioni, Milano 2013


Leggere: l'ombra



"La guerra è diventata lontana come l'età dei ragazzi, come la guerra, il tempo passato in guerra. Non si sa più dov'è la guerra. A volte si arriva perfino a non sapere più se ci sono ancora guerre, oggi o ieri.
Non si sa più niente, quasi, a forza di sapere Tutto. Tutto come si crede di sapere. Quel che si dice un avanzato stato di disperazione."

(Marguerite Duras - Il mare scritto