Il suono della disoccupazione

"Io non ho carne se non quanta ne serve per sentirmi spirito" 
(Albert Caraco - Post-mortem)

Un nuovo audio-project, in testa.
Suoni, ripetizioni, stratificazioni che non sono e non vogliono essere la Danza, il riempimento di un luogo vuoto del post-fordismo. Non più. Si è usciti dalla fabbrica ormai, definitivamente, sia come operai, sia come danzatori.

Incontri

e ancora incontri. Mi chiedo che cosa di noi si incontri. Chi parla davvero, e chi ascolta. Da dove. Più che sul senso degli incontri occorrerebbe soffermarsi sul senso delle distanze. Distare, stare lontani. Stare comunque. La consistenza di questo stare, temo sia cruciale, qui e ora. Ma tutte queste parole ci raggiungono monche, come da un telefonino che non prende bene.
Dove ci troviamo mentre diciamo del mondo?

Buonumore

11/02/2013, ore 8.00

Oggi mi sono alzato di buonumore perché ho fatto un bel sogno: ho sognato di avere un lavoro. Vista la triplice rarità dell'evento -il fatto che al mattino io sia di buonumore, che abbia fatto un bel sogno e di aver avuto, per un tempo che non saprei quantificare, la certezza di un lavoro- ho deciso di scriverci un post.

Outside


Oh, e poi siamo nati
e abitiamo, papà,
in una città che chiama
pittori gli imbianchini, artisti
gli attori, uccelli i calciatori
e poeti i matti

Per me, i Ricordi di Alzheimer di Alberto Bertoni hanno un suono tutto loro. Dolorosi assoli di clarino, mi immagino. Chi ha vissuto il male trasforma le note incerte in un suonare "fuori tonalità", come in certo jazz. Armonie in bilico.
Come in un supporto digitale, si è tagliato via di netto il rumore di fondo, lasciando in chiaro il dolore puro.

Carogne rifrangenti

30/1/2013

Stamane ho sentito bestemmiare in modo feroce e disgustoso un operaio sui binari. L'ho sentito dopo che sono salito in vettura, dopo che avevo visto il mio conto in banca non arrivare a trenta euro. Biastimà ed entrarmi nelle ossa come la nebbia mattutina (che pensavo si alzasse invece non si è alzata). Io però non me ne faccio una malattia: prima o poi il mio conto tornerà a salire.


Tramonti e tramonti

tramonti e tramonti
tramonta la sera nei parchi.


27/1/2012
Giorno della memoria. Ma io parlerò d'altro. Giorni fa, mentre un noto fotografo italiano veniva arrestato a Lisbona, io leggevo come era nato L'urlo di Munch (che poi è anche il suo centocinquantesimo compleanno e a Oslo di festeggia alla grande).
Scrive il pittore norvegese:

Una sera camminavo
lungo un viottolo in collina
nei pressi di Kristiania -
con due compagni. Era
il periodo in cui la vita
aveva ridotto a brandelli
la mia anima.
Il sole calava - si era
immerso fiammeggiando
sotto l'orizzonte.
sembrava
una spada infuocata
di sangue che tagliasse
la volta celeste.
Il cielo era di
sangue - sezionato
in strisce di fuoco
- le pareti rocciose infondevano
un blu profondo
al fiordo - scolorandolo
in azzurro freddo, giallo e
rosso -
Esplodeva
il rosso sanguinante - lungo
il sentiero e il corrimano
- mentre i miei amici assumevano
- un pallore luminescente -
- Ho avvertito
un grande urlo
ho udito,
realmente, un grande
urlo -
i colori della
natura - mandavano in pezzi
le sue linee
- le linee e i colori
risuonavano vibrando
- queste oscillazioni della vita
non solo costringevano
i miei occhi a oscillare
ma imprimevano altrettante
oscillazioni alle orecchie -
perché io realmente ho udito
quell'urlo -
e poi ho dipinto
il quadro L'urlo.

(da Edvard Munch Frammenti sull'arte Abscondita, Milano, 2007 pagg. 46-47)

Peccato non avere capelli

Dalla parrucchiera sotto casa mia parlano molto. Senza soluzione di continuità. Immagino che parlino di un sacco di cose: politica, storia, economia, musica, cinema, letteratura, filosofia. Di filosofia in particolare immagino che si parli: dall'epistemologia alla fenomenologia dello spirito; dalla metafisica all'ontologia parmenidea.
A volte è un vero peccato non avere più capelli da tagliare, da acconciare.

Fuori fuoco per sempre




Ultimo giorno del 2012.

Allontanato. C'è, in Kostantin Vaghinov, un autore molto interessante 
degli anni Venti, un passo che dice: "Avrei voluto fare questo 
e quest'altro, ma come una farfalla ho svolazzato, 
ho svolazzato e sono morto."
(Da un'intervista a Giampiero Neri di Francesco Scarabicchi 
in Poesia In giardino 1994-2004, Italic 2010)

Quando se ne va una persona cara, gli anni che seguono fanno a gara a correrle appresso. Due, tre, cinque, dieci: si accalcano verso una meta, fuori fuoco per sempre.

Quale segno dei tempi

Non vogliamo più lasciarci disturbare. Da niente e da nessuno. Siamo soli anche in questo. Nel nasconderci da ciò che ci disturba o nel lasciarci attraversare. Da un disturbo "indisturbato", quale segno dei tempi.

Immovimenti

Secondo me il quartiere si muove con le nuvole. Però, come le nuvole, non si fa vedere mentre si muove. Ci si muove insieme al quartiere, verso dove è difficile da sapere. Come vedere che ci si muove.

Alla luna tossica

Antonella Taravella

"Quello che non posso si ciba delle mie vene" 
(Antonella Taravella - Aderenza)

La notte lunare di Aderenza (Edizioni Smasher 2012) si fa di corpi nudi e punteggiature di sutura. Sogni come colonne vertebrali e tenebre come fori di proiettile: la carne onnisciente è fatta solo di mancanza di parole (ha i denti aguzzi l'aria poco dopo la tua parola). Maledetta e santa la tela di penombre in questa partitura poetica quasi body music (la neve a ritroso sui vetri/in_piega perfetta le labbra/e il sorriso fa buio).
Libro strisciante, ofidiano, fatto di porte con incise epigrafi di umida deriva:

"emergono grucce dai piombi incauti dei verbi
l'argomento si sfonda con i colpi dell'ariete"

Brindisi degli angeli

e con la morte non andrò via, cadrò in ginocchio come una radice 
Così termina il libro di poesia di Anila Hanxhari Brindisi degli angeli (La vita felice 2012), poetessa dal gusto metaforico "russo" che viola l'interdetto poetico dell'amore con impeto epico. Così, dopo il discorso su un amore dalla natura cardiaca, vascolare, che contamina il verso di una natura rigogliosa. Quella stessa natura-nudità del verso, tutta nell'assenza dell'interpunzione. Canto di concimazione che vince violento la morte e si radica nella meraviglia della metafora amorosa.

Nella secca di una vena

Ed è fede la mia inerzia
profonda nel combattere
il male
(Dario Bellezza)


23/11/2012

Ieri vidi Ancona, la vidi ancora, come ogni giorno, ma ieri era tutta nella richiesta di una tirocinante per una sala scommesse.

Di questo ho bisogno

foto © by Annalisa Piccolo

Chiudermi timido in due distici. Due recinti del bianco. Avere sulla carta una parlata mia soltanto. Soddisfatto, come il serpente che si lecca biforcuto il muso.Quasi una tenerezza. E' Ancona, la mia, che si odora sui muri e sa di sala autoptica, di morto riesumato da un anno appena. Questo poi io canto. Città che s'indorme addosso. Inciampa angelica sulle sue zampe leonine. Si cosparge del nuovo battito cardiaco del Cantiere; del pascolo dei barchetti ancora uguali alle cartoline; dei putti al Sacramento, tutti imbiancati.

In tutto questo presente





18/11/12

E' uscito un mio libricino di poesie per Marco Saya Edizioni. Lo zinco. Ne ho già parlato qui, tempo fa, sebbene in questa edizione si presenti assai diverso dall'originale. Libricino "ino" ma importante. Oltre a essere (davvero) l'ultimo saluto a mio padre, segna anche un passaggio. Da un modo di fare poesia a un altro: rispetto alla prima stesura è stata aggiunta una sezione, -sonnia. La radice sonnolenta dell'insonnia. Un dormiveglia fermo in un taglio di luce che ferisce gli occhi. Mal occhio che addormenta lasciandoti sveglio, come in tutto questo presente.


I

L'attimo prima
del taglio è il rumore

di carne che cede
l'urlo che taglia il lume degli occhi.

(-sonnia I)